Cooperative City in Quarantine #11: VITA PUBBLICA – IT

Con l’arrivo della pandemia e del lockdown che ne è seguito, lo spazio pubblico è stato uno degli settori più colpiti della nostra vita urbana. Con la chiusura di negozi, parchi e altri luoghi di ritrovo nei mesi scorsi la vita pubblica si è bloccata, lasciando la nostra vita sociale ed economica piena di cicatrici. Come possiamo guarire come comunità globale come possiamo riorganizzare le nostre strade, tornare a godere degli spazi pubblici? E cosa vogliamo diventino le nostre città in futuro, nella prospettiva di uno spazio pubblico a disposizione di tutti e che contribuisca allo sviluppo economico? Come si adatteranno gli spazi pubblici alla fase post COVID-19, fra uso e interesse pubblico/comunitario e privato/commerciale?

Abbiamo affrontato questi temi con i nostri ospiti:

  • Corrado Topi – Economista ecologista dello Stockholm Environment Institute e Presidente di Greeneconet  (Università di New York, USA)
  • Francesca Frassoldati – Architetto, membro del Consiglio Scientifico di FULL – Future Urban Legacy Lab ed editore presso sixcs.org (Torino, IT)
  • Ramon Marrades – Economista e attivista urbano, Chief Strategy e Finance Officer presso La Marina de València, Consigliere di Amministrazione di Placemaking Europe: Toolbox and Tooltestinge della Rete Globale delle Città Portuali (Valencia, Spagna)
  • Cili Lohász – Geografo, Educatore e Consulente di Psicologia Integrale, membro di Valyo, város és folyó (Budapest, Ungheria)
  • Roland Krebs – Progettista urbano e Urbanista, Docente presso l’Università della Tecnologia di Vienna, collaboratore di URBACT RiConnect e co-fondatore / art director presso Superwien Architecture Urbanism (Vienna, Austria)

Moderano: Bahanur Nasya – Manager e Community Expert presso  Eutropian e Chiara Lucchini, Architetto e Docente al Politecnico di Torino ed esperta di sviluppo regionale presso Torino Urban Lab.

Data la situazione attuale, come possono affrontarla le città e quali opportunità possono esserci per il futuro?

Roland Krebs – Vienna, insieme alla città di Oslo, fa parte del progetto JPI Urban Europe chiamato PlaceCity. Il suo scopo è utilizzare il placemaking come strumento di rigenerazione delle aree urbane. Vienna è una città policentrica, composta per la maggior parte da quartieri storici, e si vorrebbe riportare quei quartieri all’antica condizione di autosufficienza. Per questo lo scorso anno l’amministrazione ha messo a punto un proprio documento di policy in merito. Con PlaceCity vorremmo esplorare nuovi modi per riattivare questi quartieri, coinvolgendo i giovani operatori e le organizzazioni di base. Quando è iniziata la crisi dovuta al COVID-19 le nostre attività pubbliche si sono interrotte e non sapevamo cosa fare. Ma alla terza settimana di lockdown ci siamo accorti della grande opportunità che rappresentava quella situazione per tutta la popolazione di Vienna. La città si trovava a dover prendere una serie di decisioni in modo rapido ed emergevano molte opportunità di svolgere test, e questi hanno spinto i cittadini a farsi avanti con idee da sperimentare. Fortunatamente il Vicesindaco di Vienna, Birgit Hebein, è una persona molto collaborativa e ha permesso queste esperienze. Così in un paio di giorni nelle nostre città sono comparse le piste ciclabili pop-up. Di solito l’iter burocratico non consente cambiamenti rapidi, i progetti di piste ciclabili normalmente necessitano anni per la pianificazione, approvazione e costruzione. Come professionisti dovremmo imparare da questo. Le amministrazioni locali non possono realizzare tutto da soli. Come progettisti urbani possiamo attivare un dialogo cooperativo fra amministrazioni della città, ONG, associazioni locali ma anche con i commercianti e i cittadini attivi. Possiamo davvero apportare un cambiamento positivo.

Il Ponte della Libertà diventa zona pedonale a Budapest, foto (c) Valyó, Város és Folyó

Francesca Frassoldati – In Canada e negli Stati Uniti ci sono diversi esempi di parchi pubblici che sono stati messi in comunicazione fra loro attraverso piste ciclabili pop-up (a Toronto, ad esempio). Le installazioni pop-up sono molto utili per rivitalizzare non solo gli spazi pubblici, ma anche il dibattito pubblico. È un dato di fatto, questa crisi ci ha fatto riflettere su quali sono le priorità, cos’è uno spazio domestico e cosa non lo è. Un confronto su cosa si potrebbe cambiare o migliorare negli spazi pubblici delle nostre città, di questo dobbiamo occuparci nel periodo a venire.

La collaborazione con le amministrazioni della città può avere un impatto su ciò che fate e quale potrebbe essere un risultato di lungo periodo del vostro lavoro?

A Budapest Valyó ha cercato di recuperare gli spazi lungo il fiume rendendoli più accessibili alle persone e non solo alle auto. La città ora ha un nuovo Sindaco, con il quale abbiamo iniziato a fare pressione e a collaborare per fornire nuove piste ciclabili e aree pedonali lungo il fiume. Per noi è un passo avanti storico. Purtroppo, una volta iniziata la crisi, ci siamo bloccati, ma siamo pronti a ricominciare e per maggio abbiamo già organizzato delle attività per i pedoni nel weekend.

Come cambierà l’economia quando le città “riapriranno” ai cittadini, dando loro accesso ai servizi e ai negozi che costellano il territorio urbano?

La maggior parte dell’economia è fatta da piccole e medie imprese (PMI), che impiegano circa l’85% della forza lavoro. D’altra parte queste realtà sono state anche quelle più colpite dall’epidemia di virus. É evidente che il nostro sistema economico non funziona, il modello economico di cui ci siamo serviti negli ultimi decenni è insufficiente. Bisogna ripensare molto di quello che abbiamo ritenuto valido negli ultimi vent’anni ed elaborare un nuovo modello. Difatti, non stiamo mettendo al centro gli attori che apportano benefici al tessuto sociale nel suo insieme, il che comporta l’aumento delle diseguaglianze nel nostro mondo economico ma anche nella nostra società. E queste ineguaglianze si sono amplificate con la crisi: i super-ricchi e i super-qualificati non stanno soffrendo tanto quanto gli strati sociali scarsamente qualificati e dipendenti dall’economia. Sta a noi, adesso, trovare le soluzioni di cui abbiamo bisogno per le nostre comunità.

Photo (c) PlaceCity , Vienna

I placemakers stanno rispondendo alla crisi ?

Ramon Marrades – I placemakers sono abituati ad affrontare le crisi. Ora è il momento di essere lungimiranti, perché la crisi in corso è senza precedenti e ha carattere globale. Vogliamo evitare che avvengano cambiamenti politici pericolosi nella direzione di misure di maggiore controllo e sorveglianza sociale, che limiterebbero le libertà civili e renderebbero lo spazio pubblico inidoneo a generare relazioni sociali sane fra le persone. Vogliamo avere voce in capitolo su questo tema, intendiamo coinvolgere i cittadini e rivendicarne il ruolo politico.

Francesca Frassoldati – Bisogna reagire immediatamente, come le settimane appena trascorse ci hanno fatto comprendere. Una questione su cui si è iniziato a discutere da subito è quella della densità urbana. Se inizialmente sembravano le città più grandi quelle più difficili da gestire, non appena quelle più piccole hanno iniziato a riempirsi di proprietari di seconde case in arrivo da città più grandi, è diventato chiaro quanto sia dannoso non intervenire sullo sviluppo rurale e suburbano. Nel corso degli ultimi mesi abbiamo visto, inoltre, le strade svuotarsi quasi del tutto, e l’ineguaglianza sociale è diventata sempre più chiara. Chi non aveva una casa non aveva la possibilità di “starci”, e diverse amministrazioni hanno purtroppo cercato di nascondere questo problema relegando i senzatetto in alloggi improvvisati, lontani dai centri cittadini. Questo genere di interventi non risolve in alcun modo la questione. La responsabilità sociale pubblica è un tema prioritario, quindi, e richiede il coinvolgimento di tutti gli attori della società, i comuni da soli non si stanno muovendo correttamente su questo aspetto.

Roland Krebs – Il rischio è che inizino nuove ondate migratorie a causa del fatto che le nostre città non sono abbastanza solide, e questo non può essere un modello a prova di futuro. Le grandi aree metropolitane dotate di un unico centro urbano creano enormi problemi sia dal punto di vista sociale che ambientale. Come accennavo prima, una città policentrica e facilmente percorribile a piedi potrebbe aiutare ad affrontare meglio le problematiche ambientali e sociali, apportando un cambiamento positivo grazie alla redistribuzione dei servizi, della popolazione e delle risorse, e garantendo al contempo alle questioni ambientali, sociali e infrastrutturali l’attenzione che meritano.

Ciclisti austriaci. Foto (c) Sixcs.org

Dopo l’accaduto, le politiche sui senzatetto e per la riduzione della povertà cambieranno? 

Ramon Marrades – In molti paesi e città le amministrazioni locali e centrali hanno migliorato le misure di sicurezza sociale e hanno bloccato temporaneamente gli sfratti. Speriamo questo ci sia da lezione, e che queste misure temporanee abbiano la possibilità di essere mantenute in seguito.

Corrado Topi – Molte città in Europa hanno anteposto l’esigenza di crescita economica all’equità. Ma l’equità è prioritaria. I diritti umani, lo sviluppo sostenibile e la coscienza ambientalista devono andare di pari passo con la crescita economica, altrimenti le città – e le società – falliranno. Il nostro sistema attuale sta favorendo il capitalismo rapace, creando molti danni all’economia locale e all’ambiente terrestre globale. Facendo un esempio, molte aziende di e-commerce possono tuffarsi nella crisi e vendere ancora di più, portando al fallimento delle PMI e con un impatto negativo sull’ambiente – poiché il numero sempre crescente di materiali di imballaggio e confezionamento invaderà le nostre strutture di smaltimento dei rifiuti, senza peraltro che le grandi compagnie paghino per l’impatto ecologico. Tassiamo questo impatto ambientale, al giusto prezzo.

Quanto è facile cambiare i modelli economici e favorire le imprese locali?

Ramon Marrades – Le città hanno molto potere in questo, ad esempio attraverso la gestione dello spazio pubblico, lo smart zoning e le politiche di mobilità. Purtroppo, però, non hanno utilizzato a sufficienza queste risorse. Dobbiamo riqualificare i pianterreni delle nostre strade introducendo nuove normative volte a promuovere le PMI a livello locale e, non da ultimo, dobbiamo tenere d’occhio il lavoro dei comuni e dei governi nazionali, assicurandoci che prestino ascolto alle nostre richieste e agiscano di conseguenza.

Nella vita pubblica esistono anche interessi fra loro in contrasto. Potremmo dire che gli spazi pubblici rappresentano anche il “collante” tra cittadini, beni culturali e tutte quelle PMI che offrono occasioni di svago. Lo sviluppo degli spazi pubblici non potrebbe, ad esempio, essere di supporto nella redistribuzione dei locali notturni in più aree della città, piuttosto che sovraffollare alcune zone, causando problemi tra residenti e ospiti?

Foto (c) Valyó, città e fiume (Valyo, Város és Folyó)

Cili Lohász – Abbiamo molti esempi di cattiva gestione dello spazio pubblico, che hanno trasformato intere aree della città in luoghi di vita notturna, rendendo sempre più difficile viverci ai residenti a causa del rumore, dei prezzi degli affitti alle stelle, della crescente scarsità di attività commerciali e di altri servizi di cui i residenti hanno bisogno nel loro quartiere. Durante questo lockdown abbiamo davvero potuto constatare come i quartieri centrali siano diventati delle città fantasma non appena i locali notturni, le attrazioni e le strutture ricettive turistiche hanno chiuso. Dobbiamo regolamentare gli aspetti economici, turistici e ambientali dello spazio pubblico. Come Valyo ci proponiamo di proteggere il Danubio dall’intensificarsi del processo di gentrificazione, perché tutti devono poter godere del fiume, indipendentemente dalle condizioni socio-economiche di ciascuno.

Roland Krebs – Questo dilemma esiste per quasi tutte le città. É un aspetto che tratteremo nella nuova edizione di Urbanize! Festival ad ottobre di quest’anno. Parleremo di gentrificazione, di placemaking e delle lezioni della pandemia in termini di vita pubblica, con la speranza di scoprire nuove prospettive e arrivare a nuove soluzioni.

Cosa vi augurate per il futuro prossimo?

Roland Krebs – Non vorrei una seconda ondata di Coronavirus che ci gettasse di nuovo in quarantena. Perché abbiamo pianificato molte attività per lavorare su questi temi insieme, e dobbiamo avvicinarci a sperimentare soluzioni.

Corrado Topi – Io spero che abbiamo imparato la lezione. Dobbiamo tornare a concentrarci su reti di sicurezza sociale, resilienza ed equità, ripensando il sistema economico in cui viviamo. E dobbiamo progettare il percorso in direzione del sistema che ci serve.

Francesca Frassoldati – Mi auguro che le grandi città come le piccole possano cooperare più strettamente, trovando il modo di costruire spazi pubblici più vivibili e sostenibili.

Ramon Marrades – Auspico una nuova età dell’oro e delle utopie, in cui le città e i loro cittadini impareranno la lezione e verranno fuori da questa crisi, rendendo la vita pubblica più collaborativa, sostenibile, inclusiva e sana.

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