Cooperative City in Quarantine #8: Educazione – IT

Qual è il ruolo dell’e-learning nell’istruzione e nell’educazione, e quali sfide ed opportunità ci troviamo ad affrontare a seguito del rapido cambiamento delle infrastrutture digitali in corso?

Quella del divario digitale è una questione fondamentale, interessa vari campi dell’esistenza e influenza, naturalmente, anche l’educazione. Ha un impatto significativo nello sviluppo della personalità dei giovani studenti, se pensiamo al fatto che nelle aree in cui la copertura internet è scarsa, il tasso di povertà è maggiore.

 

Allo stesso tempo, la transizione al digitale non funziona al meglio nemmeno quando esiste un’infrastruttura adeguata. Come suggerito dai nostri relatori, si dovrebbero compiere più sforzi in supporto degli insegnanti che fanno lezione on-line, sia in termini di metodologia che di infrastruttura. Sebbene nel corso di questa quarantena l’e-learning sia stato un surrogato importante dell’istruzione tradizionale – e alcuni suoi aspetti rimarranno probabilmente nel tempo –, non può sostituire l’insegnamento in presenza, con il suo portato di interazione sociale e prossimità fisica.

Nel corso dell’episodio, condotto da Daniela Patti (Eutropian), abbiamo ospitato:

Come descriveresti l’impatto dell’e-learning sull’istruzione, in particolare su quelle comunità che hanno un accesso limitato al digitale?

 

Francisco Simões – Gli strumenti virtuali stanno rendendo visibile la diseguaglianza sociale. Rispetto all’accesso all’istruzione, l’impatto è tremendo. Come sappiamo tutti, le diseguaglianze nelle aree periferiche e rurali sono maggiori rispetto alle aree urbane o suburbane. Qui l’urto è diretto, perché c’è sono di più i gruppi svantaggiati che non hanno accesso diretto ai dispositivi, e il livello medio di alfabetizzazione digitale è inferiore.

Sonia Domínguez – A Viladecans gli investimenti in educazione sono sempre stati una priorità, al fine di promuovere nuove tecnologie, metodologie e opportunità di collaborazione. Per offrire un supporto utile a superare queste difficoltà, abbiamo avviato una collaborazione con il governo regionale per trovare dei modi attraverso i quali fornire connessioni e dispositivi a coloro che non ne avevano accesso. Stiamo inoltre supportando le scuole nel loro passaggio al digitale, mentre gli studenti con bisogni speciali (BES) frequentano attualmente lezioni dal vivo, in modo da ricevere il supporto di cui hanno bisogno. Ci aspettiamo molte nuove sfide, purtroppo, poiché il numero di NEET è in aumento.

Eldon Hilliard – In Irlanda le scuole hanno chiuso a metà marzo e ora stiamo assegnando i compiti sul sito web della scuola. Allo stesso tempo, stiamo perfezionando le nostre competenze attraverso nuove piattaforme, così da poter fare lezione e prepararci al futuro. Le scuole non riapriranno fino a settembre, ma una volta “tornati alla normalità” le cose saranno diverse. In parte perché tutte le scuole stanno affrontando la crisi in modo autonomo. Ma il divario digitale è un problema reale per le famiglie più numerose, che potrebbero non avere sufficienti dispositivi per tutti; per non parlare di quelle famiglie che non possono permettersi i computer e/o hanno una connessione Internet insufficiente.

Il divario digitale è più diffuso in Sud Europa. Quali sono qui le iniziative dei Comuni rispetto alla crisi attuale?

 

Mireia Sanabria – La On City City Network pone al centro della sua agenda l’educazione. L’Education Innovation Network è sostanzialmente una comunità di pratiche che coinvolge non soltanto i Comuni, ma anche scuole, famiglie, piccole imprese e altre realtà territoriali. Con il supporto di questa comunità si possono proporre e realizzare progetti in forma partecipativa. In questo modo ci si riesce a intendere e sostenere a vicenda. Non si tratta di una problematica riguardante esclusivamente l’educazione, quindi: la connettività e l’accesso ai dispositivi è ovviamente un bisogno fondamentale, ma allo stesso tempo i Comuni devono coordinare e monitorare il loro intervento.

In che modo si può supportare lo sviluppo di servizi per i Comuni, affinché siano in grado di affrontare questi problemi?

 

Domenico Schillaci – In Italia i Comuni gestiscono solo asili nido. Abbiamo iniziato a lavorare con il Comune di Palermo per sostenerli nel design del loro approccio educativo – dal contenuto, al tono della voce, alla varietà di argomenti, affinché l’esperienza di apprendimento risultasse più interessante ed efficace. Con la pandemia di Covid-19 abbiamo iniziato a collaborare con il Council for Education per la creazione di nuovi contenuti per le bambine e i bambini. Abbiamo sviluppato attività che potrebbero essere facilmente gestite dai genitori delle/gli alunne/i (fino a 6 anni di età), poiché la maggior parte dei bambini di questa età non è in grado di utilizzare i dispositivi in modo autonomo. Attraverso una pagina web insegnanti ed gli educatori della scuola materna pubblicano video per suggerire delle attività che i bambini possono svolgere da casa, tra cui attività fisica e consigli di ricette semplici. Offriamo anche supporto psicologico per i genitori che potrebbero trovarsi impreparati a spiegare questa situazione senza precedenti ai loro figli. Il problema del divario digitale è grande, ma in Italia la maggior parte delle persone hanno uno smartphone. E questi dispositivi sono sufficienti per guardare dei video.

Quale potrebbe essere l’impatto di lungo periodo di questo “nuovo” approccio educativo?

 

Francisco Simões – Un effetto collaterale positivo di questa situazione sarà probabilmente un maggiore coinvolgimento degli/lle insegnanti rispetto alle nuove metodologie di insegnamento. Le scuole dovrebbero essere viste come uno strumento di socializzazione e crescita personale, piuttosto che semplicemente come un luogo in cui acquisire nozioni secondo un calendario istituzionale. Comprendere le disuguaglianze causate dal divario digitale è un passo avanti ulteriore verso l’inclusione sociale, e consentirà agli insegnanti e agli studenti di capire come tornare a scuola e ricostruire le interazioni sociali reciproche. Questa pandemia ha creato infatti un disagio psicologico che non deve essere ignorato.

Mireia Sanabria – La scuola ha un ruolo sociale importante, che chi lavora nel campo educativo conosce bene. Faccio l’esempio di un’iniziativa di Poznań, in Polonia, una delle On Board cities. Grazie a una collaborazione fra il Comune e l’Università, gli studenti possono fare volontariato e insegnare agli alunni delle scuole elementari come usare il computer e navigare su internet. Ci abitueremo alla tecnologia e al processo di digitalizzazione dell’istruzione solo se estenderemo il concetto di “educazione” oltre l’aula scolastica.

Quali potrebbero essere i prossimi passi una volta che le cose saranno tornate alla “normalità”, e cosa rimarrà del nuovo approccio digitale alla scuola?

 

Sonia Domínguez – Noi abbiamo un’idea di educazione come di uno spazio aperto, uno spazio di apprendimento in cui formazione e studio sono attività previste non solo per studenti/esse. Cercheremo di coinvolgere il maggior numero possibile di stakeholder affinché questa esperienza possa essere davvero un’occasione per evolvere. Ad esempio, siamo già andati “oltre l’aula” e abbiamo iniziato a collaborare con la Biblioteca Comunale per fornire l’accessibilità via web a molti dei loro libri. Ultimo, ma non meno importante, ci soffermeremo anche sulla creazione di programmi volti a curare lo stress e l’ansia cronici, disturbi presenti da sempre nella nostra società e che stanno diventando sempre più una minaccia per la sua stabilità ed efficienza.

Domenico Schillaci – Siamo davanti a un’opportunità di miglioramento, ma non possiamo ignorare il fatto che sarà una sfida molto difficile. Quando gli edifici scolastici riapriranno vedremo, molto probabilmente, gli studenti/sse alternarsi fra classi virtuali e materiali, poiché non ci sarà abbastanza spazio per tutti le/gli alunne/i per rimanere in classe, a causa delle norme sulla distanza di sicurezza. Naturalmente, la digitalizzazione del processo formativo richiede una strategia educativa e infrastrutturale da attuarsi a livello nazionale, non potremo altrimenti risolvere il problema del divario digitale, non riusciremo a stare dietro all’avanzamento del processo tecnologico e il sistema educativo sarà inefficiente.

Eldon Hilliard – Abbiamo l’opportunità, finalmente, di re-immaginare l’educazione e adottare un approccio più olistico all’istruzione. Questo, tuttavia, richiede una formazione costante e diffusa degli studenti e del personale, con un focus permanente sull’esigenza degli alunni delle scuole elementari che hanno bisogno, più dei ragazzi più grandi, di un’aula fisica, poiché devono acquisire le capacità di interazione sociale. Dubito che le cose funzioneranno immediatamente. Penso quindi che serva approccio un po’ pionieristico da parte di alcuni gruppi che possano mostrare in che modo è possibile fare le cose, guardando a diversi modelli e implementando quelli più efficaci. Anche la collaborazione fra generazioni è fondamentale: il più delle volte i/le giovani sono più esperte/i di tecnologia rispetto alle generazioni successive, compresi le/gli insegnanti. Favorire la partecipazione diretta delle studentesse e degli studenti all’elaborazione del programma annuale potrebbe avere un impatto molto positivo sul processo di apprendimento, incrementando al contempo il loro senso di auto-efficacia.

Francisco Simões – Molti Governi e Dipartimenti di Educazione non hanno un piano preciso. Esistono profonde differenze sociali anche fra studenti della stessa classe nella stessa scuola, e tutto dipende da come i/le loro insegnanti vedono e implementano l’e-learning. Naturalmente, l’epidemia di Covid-19 ci ha colto di sorpresa e i cambiamenti sono stati improvvisi. Tuttavia i Dip. Educativi devono comprendere che il sistema scolastico deve evolvere di pari passo con il progresso tecnologico, fornendo agli/alle insegnanti le migliori condizioni di formazione e contesto di lavoro, così che possano avere un impatto positivo sui loro studenti/esse. Personalmente, credo che la qualità dell’insegnamento venga prima delle questioni infrastrutturali. Gli/le insegnanti altamente qualificati/e adottano strategie di cooperazione, incoraggiano anche l’apprendimento autonomo e restituiscono un feedback rispetto alla valutazione. Detto ciò, il modo in cui le persone percepiscono il processo di apprendimento-insegnamento influenza il processo stesso.

Volete fare qualche considerazione finale?

 

Eldon Hilliard – Dal nostro punto di vista, abbiamo sempre posto l’accento sul modo in cui le bambine e i bambini affrontano l’emergenza e l’impossibilità di andare a scuola. Cerchiamo di offrire loro un certo senso di protezione, dando priorità al loro benessere mentale. Non nascondiamo la gravità della situazione, ma facciamo del nostro meglio per farli sentire parte di una comunità di persone che si prende cura di loro.

Domenico Schillaci – Di solito dico: “innovare responsabilmente”, perché è facile perdere il contatto con i fini dell’innovazione. Molti strumenti ci stanno venendo in aiuto in questo momento di crisi, e saranno utili in futuro per costruire una nuova idea di scuola, non solo per il periodo di quarantena ma anche a lungo termine.

Sonia Domínguez – Questa crisi ci ha dato l’opportunità di riflettere sugli aspetti molteplici dell’educazione. Non sappiamo ancora cosa avverrà più avanti, ma quanto accaduto ci consentirà di riflettere sulle nuove metodologie di apprendimento, sulla cooperazione, sul ruolo sociale della scuola, delle comunità territoriali e sul modo in cui le agenzie locali possono contribuire al processo formativo.

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