Cooperative City in Quarantine #14: Manifesto – PROGETTARE CITTA’ POST-COVID – IT

 

Nel corso delle prime settimane di lockdown ci siamo resi conto che fra i paesi colpiti dalla crisi seguita alla diffusione del Covid-19 non è avvenuto, o solo in minima parte, uno scambio di informazioni rispetto alle soluzioni da adottare per rispondere a questa situazione. Abbiamo lanciato Cooperative City in Quarantine per colmare questa lacuna e favorire il dialogo fra persone provenienti da contesti differenti e paesi diversi in grado di offrire un contributo rispetto a questo aspetto. Abbiamo trattato di cibo, cultura, turismo, mobilità, lavoro, beni comuni urbani, educazione, rifugiati, spazi pubblici, sedi di comunità, ottenendo più di 65.000 visualizzazioni. Gli incontri hanno suscitato l’interesse di molte persone, e sono due le questioni emerse comuni a tutti:

  • molte delle attività finalizzate al profitto, come il turismo, sono sparite nel giro di pochi giorni, mentre tanti progetti legati maggiormente alle questioni sociali, fortemente nel sociale e con una missione di valore locale, si sono rivelati più resilienti e duraturi, riuscendo a essere di supporto alle iniziative territoriali;
  • il bisogno di inclusione sociale è aumentato, il lockdown ha approfondito le divisioni e l’ineguaglianza fra le persone.

Partendo da questi due temi, abbiamo elaborato un Manifesto in cui invitiamo l’Europa a sostenere l’economia sociale e solidale, a cogliere l’opportunità di garantire a tutti coloro che si trovano ancora oggi in una condizione di povertà, o ad alto rischio, una vita economicamente sostenibile.

In occasione del nostro ultimo episodio abbiamo avuto fra gli ospiti membri di organizzazioni che operano direttamente o indirettamente con l’Unione Europea, per capire che forma può assumere oggi una politica di economia sociale in Europa, e condividere con loro il nostro Manifesto.

Ospiti:

  E con i video-contributi di:

L’incontro è stato moderato da Daniela Patti, Levente Polyák e Bahanur Nasya di Eutropian.

 Leggi il Manifesto di Cooperative City

 

Di fronte all’imminente crisi economica e sociale, l’Europa deve supportare l’economia sociale e solidale, assicurare una vita economicamente sostenibile a coloro che si trovano ancora in condizioni di povertà o corrono il rischio di finirvi. Per questo riteniamo importante:

  1. garantire il sostegno politico alle attività di solidarietà, che rappresentano un mezzo per rafforzare la nostra democrazia;
  2. rafforzare le capacità di imprese e autorità pubbliche, affinché siano competitive;
  3. stanziare fondi di solidarietà, sovvenzioni o fondi di rotazione, per sostenere le iniziative sociali ed economiche di solidarietà. Supporto non significa solo aumento della liquidità finanziaria, ma anche:
    • accesso allo spazio, per usufruire di servizi socialmente rilevanti
    • investimenti nel capitale umano, per garantire migliori condizioni di lavoro.

Queste proposte non sono nuove nell’ambito dell’Unione Europea, che ha ampiamente investito nell’implementazione della competenza, nel miglioramento delle policy e nell’aumento degli stanziamenti economici: ma è giunto il momento di attuare quelle idee, ora e in tempi rapidi, supportandole con le risorse finanziarie necessarie.

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Per promuovere l’avanzamento della società l’innovazione è necessaria ed è fondamentale trovare nuove modalità che consentano di rafforzare la democrazia, soprattutto in mezzo a un’emergenza. Cosa si può fare a livello internazionale per promuovere un cambiamento positivo a livello locale?
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Nicolas Stuehlinger – L’Innovation in Politics Institute è un’organizzazione attiva a livello internazionale che identifica, sviluppa e applica interventi di innovazione politica con la finalità di rafforzare la democrazia in Europa. Fin dai primi giorni della crisi ci siamo resi conto che questa situazione inedita ha creato molta confusione rispetto alle priorità, data l’ampia gamma delle aree di policy. Abbiamo quindi sentito il bisogno di contribuire e abbiamo lanciato il progetto Coping with the crisis con il quale raccogliamo, documentiamo e forniamo indicazioni relative alle best practises (innovative e funzionali) per affrontare la crisi in Europa in tutti gli ambiti della politica. Forniamo supporto alle città in crisi per il Covid-19 presentando loro degli esempi relativi alle migliori pratiche di gestione sviluppate in diverse aree del mondo: da forme innovative di organizzazione e sostegno degli sforzi per la gestione dell’istruzione a casa, alla cura degli anziani e degli strati più vulnerabili della società. La nostra piattaforma ha messo a disposizione centinaia di casi. Abbiamo anche predisposto un sondaggio per individuare in anticipo le sfide che governi e città si troveranno ad affrontare nei prossimi mesi del 2020 e nel 2021. Ci siamo soffermati su tre aree di iniziativa politica su cui le città si trovano attualmente impegnate: 1) bilancio e finanze; 2) creazione di nuovi posti di lavoro; 3) gestione del sistema sanitario. Però domandando ai politici delle città, facendo inchiesta in merito all’ambito in cui sentivano maggiormente bisogno di supporto, abbiamo scoperto che erano soprattutto consigli e condividere buone pratiche nei settori della mobilità, della digitalizzazione dei servizi, della democrazia e della partecipazione dei cittadini. L’imprenditoria sociale e l’economia sociale giocano un ruolo essenziale nella risoluzione di queste problematiche, quindi vogliamo concentrarci di più su questi aspetti rispetto a quanto abbiamo fatto in passato.

L’innovazione richiede competenza, conoscenza e strumenti. Quali iniziative può intraprendere l’Unione Europea per favorire il capacity building?

Johannes Riegler – JPI Urban Europe  è un Programma di finanziamento della ricerca e dell’innovazione volto a sostenere il capacity building di pubbliche amministrazioni e di altri attori, per sviluppare percorsi volti a costruire un futuro più sostenibile. Quando parliamo di supporto nella fase post-Covid 19, per noi una delle aree prioritarie è la robustezza del tessuto urbano. Per ‘robustezza’ intendiamo la capacità di individuare in anticipo delle sfide che ci attendono, e la capacità delle società urbane di gestire nel corso delle crisi le turbolenze in aumento. Da questo punto di vista la resilienza è una risorsa utile, ma abbiamo scelto di concentrarci sulla robustezza perché la resilienza potrebbe anche essere solo un modo per salvare ciò che abbiamo e impedire che si generi un cambiamento. In questo contesto, la robustezza è invece un motore in grado di rendere le città vivibili e sostenibili. Abbiamo inoltre notato che, improvvisamente, si stanno aprendo una serie di possibilità che consentono di ottenere un quadro delle pratiche sociali urbane attualmente in campo. Questo slancio potrebbe favorire lo sviluppo di un processo in cui le amministrazioni cittadine stabiliscono quali pratiche è opportuno mantenere e quali eliminare. Come esito di questa riflessione, in partnership con la Commissione Europea, stiamo preparando una call, Urban Transformation Capacity, in supporto agli approcci sperimentali di progettazione urbana.

Marjolein Cremer – Consulente Senior in Advocacy c/o European Cultural Foundation (ECF) 

Marjolein Cremer – Per quanto ci riguarda, nella crisi seguita al Coronavirus non vediamo solo una sfida sanitaria ed economica, ma anche una sfida sociale e culturale, con implicazioni profonde rispetto al modo in cui viviamo l’Europa di oggi e di domani. In risposta a questo la European Cultural Foundation ha creato il Culture of Solidarity Fund. Questo rappresenta per noi l’impegno a promuovere lo sviluppo di un sentimento europeo attraverso la cultura, sviluppando e sostenendo iniziative che ci consentano di condividere, immaginare e sperimentare una nuova sensibilità ecologica e democratica in tutta Europa. Lo facciamo fornendo sovvenzioni, costruendo comunità, offrendo programmi di incubazione e piattaforme online, assegnando premi, organizzando eventi e sfide, pubblicando libri e costruendo alleanze, il tutto supportato da un piano di advocacy e comunicazione. Questo progetto, ispirato al modello del Parlamento Europeo, è l’impegno a mantenere connessi cittadini, organizzazioni e gruppi informali attraverso una piattaforma condivisa che serva da strumento per raccogliere proposte in tutta Europa. In solo un paio di settimane abbiamo riunito migliaia di organizzazioni e stakeholder, e ora siamo pronti per la nostra prossima Call.

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Andreas Schieder, membro del Parlamento Europeo e Vicepresidente dell’intergruppo URBAN

È estremamente importante sottolineare la funzione sociale delle città. Ad esempio, dobbiamo intervenire su alloggi a prezzi accessibili, pianificazione dei trasporti pubblici a gestione comunale e risorse comuni come l’acqua.

Il messaggio dell’onorevole Schieder sottolinea il grande potenziale che esiste nel connettere fra loro dimensione ambientale (legata anche al New Green Deal) e dimensione sociale ed economica.

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La European Urban Knowledge Network è una rete di Stati membri dell’UE che si occupa di sviluppo urbano, funziona da interfaccia fra la ricerca e l’applicazione delle policy, e vi partecipano i Ministeri. Quali iniziative sta prendendo rispetto alla situazione attuale e quali sono i piani per i mesi a venire?

Martin Grisel – Vogliamo fornire un quadro di policy per il decennio 2020-2029. Quando è scoppiata la crisi Covid-19 siamo arrivati alla conclusione che il documento che avevamo predisposto in precedenza era adatto a sufficienza alla situazione attuale. I nostri obiettivi principali, in effetti, includono l’agenda verde e programmi relativi a modi alternativi per rendere le nostre città più giuste e produttive. E sono esattamente questi gli aspetti di cui ora ci dobbiamo occupare. Quando siamo colpiti da una crisi, la tendenza è a tornare alla condizione precedente, alla vecchia “normalità”. Ma abbiamo visto che le diseguaglianze sociali sono aumentate incredibilmente in tutto il continente, mentre l’ambiente ha beneficiato moltissimo della situazione attuale (meno traffico e altre emissioni), quindi vogliamo elaborare nuovi modelli che siano applicabili in tutta Europa. Lavoreremo ancora più a stretto contatto con i policy makers per rendere le città più robuste, non solo resilienti, attraverso nuovi modi. Così da essere in grado di gestire l’impatto distruttivo della pandemia Covid-19, così come di qualsiasi possibile nuova crisi.

Rallentare e respirare aria più pulita sono alcune delle esperienze che hanno spinto molti di noi a riflettere su quello che è davvero importante nella vita, come il benessere fisico e mentale. Possiamo trarre vantaggio da queste esperienze e cambiare il nostro stile di vita rispetto al modo in cui lavoriamo e abitiamo le nostre città?

Nicolas Stuehlinger – Attualmente ci sono molte crisi in corso, non solo la pandemia. C’è instabilità economica, diseguaglianza sociale e un’enorme problematica legata al cambiamento climatico. Più che pensare ad elaborare nuove policy, dovremmo analizzare quelle che abbiamo, selezionare quelle efficaci e, infine, applicarle e migliorarle.

Johannes Riegler – Bisogna esaminare le cose da una prospettiva più ampia e includere più attori sociali, sia nello scambio dialogico che nella pianificazione e attuazione di queste nuove policy. D’altra parte, non possiamo aspettarci che tutti gli attori possiedano sin da subito mezzi e capacità per lavorare alla progettazione e all’implementazione di nuove pratiche e politiche. Dobbiamo quindi elaborare un quadro a partire dal quale tutti gli stakeholder coinvolti possano agire per favorire questo processo. Il Programma Driving Urban Transition nasce per questo, per una sintesi delle conoscenze e un loro adattamento ai contesti locali.

Martin Grisel – Credo che la questione principale sia trarre degli insegnamenti dal periodo che stiamo attraversando e farne un catalizzatore di cambiamento. Si può partire da piccole cose: ad esempio, iniziare a considerare il telelavoro come uno strumento utile a ridurre nei nostri paesi gli spostamenti e le emissioni inquinanti. Non possiamo essere ingenui, certo, non è qualcosa che si può realizzare in modo semplice e immediato: bisogna prima rovesciare il nostro modo di pensare, impegnarci a colmare il divario digitale in modo efficace e, soprattutto, tutti devono sentirsi coinvolti in questo processo. Servirà un po’ di tempo, ma è la strada da percorrere.

Rispetto al tema dell’occupazione, quali sono le questioni di cui oggi si discute, e quale ruolo può avere l’economia sociale nel promuovere un cambiamento positivo?

Marianne Doyen – Sappiamo che l’Unione Europea ha reagito spesso piuttosto lentamente rispetto alla risoluzione dei bisogni immediati a causa della sua struttura enorme e complessa. Tuttavia, negli ultimi mesi abbiamo lavorato incessantemente per dare vita a CRI – Coronavirus Response Initiative. L’iniziativa nasce per supportare agli Stati membri in una rapida riallocazione dei fondi verso altre priorità o azioni. Ci sono stati casi, ad esempio, di misure di finanziamento per prestazioni di sicurezza sociale e formazione professionale per i nuovi assunti in ambito medico. Inoltre, le singole città possono accedere ai finanziamenti, ma i comuni e le autorità di gestione dei fondi, ovvero i governi, devono interagire di più. Nel nostro principio di partenariato, infatti, città, autorità locali, parti interessate, società civile e tutti i partner coinvolti vengono invitati a partecipare alla definizione, valutazione e stanziamento dei fondi. Tutti possiamo approfittare di questo momento perfetto per migliorare in questo lavoro, e imparare a rendere l’allocazione dei fondi molto più semplice ed efficace grazie a questa nuova lezione. Siamo estremamente consapevoli del fatto che questo è uno dei settori più colpiti dalla pandemia, quindi stiamo anche preparando un piano d’azione per l’economia sociale con una durata proposta di 5 anni (2021-2026), che sarà uno strumento chiave per integrare in modo sistematico l’economia sociale nelle diverse policies socio-economiche dell’Unione Europea, nonché nelle sue azioni per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS).

Possiamo condensare il nostro piano in tre punti principali:

  • Riconoscere l’economia sociale come attore trasversale nelle principali politiche socio-economiche dell’Unione Europea;
  • Promuovere la convergenza e il coordinamento delle diverse autorità pubbliche coinvolte nella promozione dell’economia sociale, definendo obiettivi strategici e parametri di riferimento a livello dell’UE;
  • Promuovere un ecosistema favorevole alla crescita dell’economia sociale in Europa, migliorando il suo contributo rispetto agli obiettivi-chiave dell’UE e consentendo alle imprese improntate all’economia sociale di trarre vantaggio in modo pieno dal mercato unico, dai fondi come anche dagli strumenti finanziari dell’Unione Europea.

La DG Regio (Direzione Generale della Politica Regionale e Urbana della Commissione Europea) è responsabile della politica UE per le regioni e le città. Qual è stato il dibattito che si è svolto al suo interno rispetto a ciò che sta accadendo e alle misure prese, e in che modo questo ha un impatto sulle questioni di lungo periodo?

Péter Takács – Abbiamo pubblicato a maggio la nuova proposta rivista di Quadro Finanziario pluriennale, e abbiamo spostato il focus dalla prospettiva di “risposta rapida” a quella di “risanamento e ripartenza”, per capire come affrontare meglio le conseguenze a medio e lungo termine di questa crisi. Ci stiamo però confrontando con alcune importanti limitazioni: è difficile valutare le conseguenze di lungo periodo, considerando la situazione senza precedenti in cui ci troviamo. L’unica cosa che sembra certa è che ci saranno effetti asimmetrici, il che fa della policy di coesione uno degli strumenti chiave per affrontare questa situazione. Uno degli aspetti in cui c’è maggiore asimmetria a causa di questa crisi è il fatto che le aree urbane più densamente popolate sono più svantaggiate rispetto alla possibile diffusione della malattia, nonché rispetto a una condizione di esclusione sociale che segue al distanziamento fisico e sociale. Ma gli effetti a lungo termine dipendono anche dalla capacità di risposta: ad esempio, le città di solito si trovano in una posizione di vantaggio rispetto alle aree rurali, maggiormente dipendenti da settori di attività non digitali o in posizioni più marginali, oltre al fatto che una quota maggiore della loro popolazione si sposta verso le città più vicine. Da questo punto di vista le aree rurali e i piccoli centri urbani potrebbero dovere affrontare delle sfide maggiori nel lungo periodo.

D’altra parte, la crisi può portare anche una trasformazione in positivo delle nostre società e città. Una transizione in senso ecologico, digitale e in chiave di giustizia sociale può rappresentare anche la possibilità di riconsiderare la pianificazione e la governance urbana. Siamo molto felici di conoscere l’insieme di buone pratiche dei diversi stakeholders, rappresentano una buona base per discutere di questi interventi.  Fortunatamente la programmazione 2021-2027 ha già preso in carico questi aspetti, perciò non abbiamo dovuto modificarne completamente la struttura. Stiamo invece mettendo a punto e riesaminando le priorità, con la speranza di riuscire a coinvolgere un numero maggiore di cittadini, con le loro proposte. Il CLLD (Community-Led Local Development) è uno strumento di co-decision-making relativo ai fondi europei a livello sub-regionale che coinvolge direttamente i gruppi d’azione locali e tiene conto di bisogni e potenzialità del territorio. Lo abbiamo utilizzato già negli anni passati e continueremo a farlo. Spero che dia nuovo impulso a processi di sviluppo urbano più partecipativi.

Andor Urmos – Oggi ci troviamo di fronte due questioni principali: come dovrebbero essere ridefiniti i servizi sociali e sanitari; e come rilanciare la ripresa economica. Il piano 2021-2027 contiene alcuni elementi nuovi introdotti proprio per rispondere a questi problemi. Un aspetto importante, che in questo momento ancora non sappiamo come gestire, è quello relativo alla governance multilivello. Sappiamo molto bene che alcune di queste questioni (ad esempio la gestione dei servizi sanitari) sono in mano a entrambe le autorità, locale e nazionale. Dobbiamo trovare dei modi che consentano la massima collaborazione possibile fra queste due entità, oltre alla relazione di ciascuno con l’Unione Europea. Vogliamo trovare un equilibrio ed evitare quel genere di situazioni per cui non si ha un’idea chiara del modo in cui le risorse vengono utilizzate nel mezzo di un’emergenza.

Raffaele Barbato, Project Coordinator c/o Urban Innovative Actions

URBACT si propone di mettere in contatto fra loro le città per condividere conoscenze, sviluppare capacità, promuovere l’innovazione e attivare processi partecipativi. Quali sono state le iniziative di URBACT nel corso dei mesi passati, e in che direzione in futuro dovrebbero essere rivolti sforzi e attenzione per supportare i processi di inclusione sociale e l’economia solidale? E rispetto alle aree rurali e alle città più piccole?

Nuala Morgan – Anzitutto, abbiamo raggiunto una comprensione più ampia delle città, il nostro Programma quindi include capitali e metropoli così come piccole città e aree rurali. Nel corso di questi mesi abbiamo monitorato la risposta delle città alla crisi seguita al Covid-19, per capire in che modo le città di URBACT stavano utilizzando gli approcci e le metodologie partecipative sviluppate grazie al Programma. Le descrizioni di tutte le iniziative sono una risorsa pubblica, sono disponibili online sul nostro sito. Abbiamo anche organizzato dei webinar per condividere esperienze e offrire uno spazio per le domande. Su un piano più strettamente economico Making Spend Matter è un Programma URBACT che aspira a trasferire una metodologia per le città utile a capire l’impatto che ha la loro spesa per gli appalti e incidere in seguito sul modo in cui vengono prese le decisioni relative a qusti. Nel corso di questo periodo abbiamo raccolto dati relativi al modo in cui le città parte di URBACT hanno risposto alla crisi Covid-19 in termini di gare di appalto e pratiche. Non appena ci siamo fatti un’idea complessiva della situazione abbiamo lanciato un Corso di formazione on line sulle clausole sociali e ambientali negli appalti pubblici. Grazie a questo corso speriamo di offrire risposte e ispirazione ai Comuni sul modo in cui integrare pratiche più sensibili al sociale in tutti gli ambiti dell’amministrazione. Abbiamo anche pubblicato una lunga serie di articoli sul modo in cui il Covid ha avuto un impatto sulle nostre città sotto diversi aspetti – come la povertà, la parità di genere, le questioni migratorie, il cambiamento climatico e la produzione alimentare. Non volevamo predire il “Mondo post-Covid”, era un modo per delineare alcune sfide politiche che richiedono maggiore attenzione. Ultimo ma non meno importante, abbiamo lavorato alla ridefinizione del ruolo della cooperazione europea. Abbiamo preso atto del fatto che molte città hanno dovuto improvvisamente reindirizzare le loro risorse e i loro sforzi verso attività da “prima linea” per affrontare l’emergenza epidemiologica, per cui la cooperazione è finita in secondo piano. D’altra parte, siamo rimasti piuttosto impressionati dall’intensità della solidarietà e della condivisione fra le città del nostro Network, ed è qualcosa che vogliamo sicuramente conservare nel tempo e promuovere. Costruire fiducia è fondamentale, ma è anche molto difficile, soprattutto online. Finché non potremo incontrarci di nuovo, ci stiamo occupando di rendere i nostri servizi digitali il più possibile accessibili e propedeutici.

Avete qualche osservazione conclusiva?

Martin Grisel – Ora sono le autorità pubbliche ad avere voce in capitolo nel definire la trasformazione della società. Tutti i programmi di sussidio e i fondi che sono stati investiti nella società dovrebbero orientare l’economia in una direzione differente, che guardi alla costruzione di città e società più giuste, ecologicamente sostenibili e produttive. Allo stesso tempo, i cittadini devono prendere parola, e garantire che l’agenda del cambiamento non si blocchi. Infine, vorrei che le nostre organizzazioni provenienti da aree diverse collaborassero di più.

Johannes Riegler – Abbiamo bisogno di un maggior numero di persone che si adoperi nel predisporre Programmi alternativi, nell’individuare le condizioni più favorevoli a coinvolgere sempre più parti interessate.

Peter Takács – Penso sia evidente che dobbiamo cambiare i meccanismi di funzionamento della nostra società. E, personalmente, spero saremo in grado di ripensare e riscoprire forme di pianificazione urbana e governance maggiormente partecipativi e integrati.

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Quali sono i prossimi passi da fare?

Al di là del fatto che abbiamo tutti bisogno della pausa estiva, non possiamo fermare il nostro impegno di advocacy per la creazione di condizioni più favorevoli alla diffusione di pratiche sociali e di solidarietà in tutta Europa. La maggior parte delle decisioni in Unione Europea verrà presa infatti nei prossimi mesi.

>> Se sei interessato a sottoscrivere il Manifesto, contattaci!

È il momento di unire le nostre forze per un’era post-Covid-19 in cui le città siano davvero solidali, affinché nessuno venga lasciato indietro.

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